MARGARET LEE

Giacomo Marighelli

 

 

“Un percorso, come del resto la vita. Si parte dal negativo per arrivare attraverso la purificazione al positivo. Storie personali, storie di cronaca, storie passionali. Giacomo Marighelli come qualunque cittadino, come persona comune, come il proprio vicino di casa. Giacomo Marighelli come Giacomo Marighelli, si pone domande, racconta di se e pregunta a Jodorowsky Alejandro come si può amare, nonostante la negatività ci perpetui. Margaret Lee ci racconta questo percorso attraverso storie, ove la purificazione avverrà grazie allo stesso Jodorowsky che risponde alla domanda di Giacomo (leggendo una sua poesia: Por Osmar), dove “a modi” mantra anziché dare risposte dà affermazioni, portando l'ascoltatore a riflettere. Come se la sua risposta fosse un koan da risolvere.”

 

 

MARGARET LEE

 

Un confronto. / Io e lo specchio. / Un dialogo. / Mi guarda, mi fissa, forse impaurito. / Mi avvicino per osservarlo meglio, lui osserva me, ora con aria di sfida. / Si accende una sigaretta. / Inizia a muovere la bocca, ma non capisco cosa voglia dire. / Mi innervosisco e scuoto lo specchio con rabbia. / Lui rimane impassibile. / Un’ unghia si spezza contro lo specchio. / Fastidio e nient’altro. / “Raccontami”. / Mi sussurra poche parole intense come il fuoco. / Si gela un grido interiore in me. / Nient’altro. / Cado impietrito. Cerco di recuperare l’equilibrio ma l’aria inizia a mancare. / La vista si riaggiusta. / Non c’è nessuno / Lo specchio ed Io. / Nessun altro. / Non c’era nessuno. / Non c’era forse mai stato nessuno. / Prendo la penna, seduto. / Io, la scrivania e svariati fogli. / Io seguo la penna, la penna non segue. / Finito di scrivere rileggo. / Un crampo cerebrale mi trapassa. / La penna mi cade, gli occhi si pietrificano / Lo specchio si stacca dal chiodo / Frastuono infinito. / Ora avevo capito. / Ora avevo… / Ora… //

 

 

 

 

 

 

“[...] Come per risposta ella rise di nuovo in modo del tutto strano, quasi sinistro.
Fridolin la chiamò ancora una volta e più forte.
Ora Albertine aprì gli occhi, lentamente, a fatica, e lo guardò fisso,
come se non lo riconoscesse. [...]”
(A. Schnitzler)

 

 

 

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